Paulo Azzi, esterno classe 1994 del Monza, si è raccontato a GianlucaDiMarzio.com: dall'arrivo in Italia agli inizi della sua carriera, fino a oggi.
Queste le sue parole:
"Voglio raccontarvi un ricordo bello e a cui sono molto legato, che non avevo mai svelato fino a questo momento. La mia nonna materna è nata vicino a Salerno e a soli 20 anni è partita per il Brasile, a bordo di una barca, con la speranza di trovare un posto per vivere una vita diversa dopo la guerra. Riuscì a costruire una famiglia ed ebbe addirittura 8 figli. Sono cresciuto con le usanze italiane grazie a lei. In casa parlava il dialetto e ha sempre cucinato per noi. Amava i piatti brasiliani ma il suo preferito erano i ravioli. Li faceva molto spesso. Mi ha insegnato la convivialità, l’importanza di stare insieme a tavola e godersi il momento in tranquillità".
"Quando è nata la possibilità, per me, di venire in Italia lei è rimasta contentissima". Nello stesso periodo però accanto alla gioia si affianca il dolore per lo stato di salute della nonna: "Purtroppo prese una malattia e la portammo in ospedale. Non riuscì a migliorare e venne a mancare. Nel giorno che eravamo al suo funerale ricevetti i biglietti per venire in Italia. Solo a ricordare questa cosa mi vengono i brividi, perché è sembrato un segno del destino. Come il Brasile aveva aperto le porte a lei per costruirsi una vita partendo dall’Italia, ora l’Italia le stava aprendo a me per la carriera partendo dal Brasile. Arrivai in Italia alla stessa età di quando lei la lasciò. Per me ha avuto e ha tuttora molto significato".
Oggi, Azzi, ha il doppio passaporto e lui stesso si definisce così: "Sono una macchina ibrida, sono sia benzina che elettrica. La strada e il percorso che fai ti costruiscono molto. Ho la mia parte brasiliana, con quel pizzico di spensieratezza con cui vivere la vita. E poi ho preso tanto dall’Italia. Con mia moglie oggi amiamo anche solo andare a prendere un caffè e stare tranquilli, godendoci il momento. Porto dentro tutto".
Dopo la Promozione con il Monza in Serie A, il primo pensiero è stato per la famiglia: "Per prima cosa ho voluto prendermi il loro abbraccio. Abbiamo fatto una piccola festa allo stadio, mentre in occasione della altre promozioni della mia carriera giocavamo fuori casa quindi per mettermi in contatto con loro dovevo prendere in mano il telefono. Questa volta, invece, è rimasto nella borsa per diverse ore. Questa è stata la prima volta che i miei figli sono entrati con me in campo. Per loro è stata una novità, tranne per Giulia (la maggiore) ma era ancora piccolina. Dedico questo trionfo a mia moglie e i miei figli, che mi sono stati vicino durante tutta la stagione, sia nei momenti facili che difficili".
La promozione con il Monza è la terza dalla Serie B alla Serie A per Azzi, che aveva già conquistato la massima serie con il Cagliari di Ranieri. Il discorso pre partita dell'allenatore italiano è rimasto impresso all'esterno: "Continuava a dire che era sicuro che ce l’avremmo fatta. Nel prepartita della gara contro il Bari ci ha detto ‘Vedrete che in qualche modo ce la faremo’. Io ricordo che sono uscito, mancavano dieci minuti e iniziò a piovere. Ho pensato: 'Sono arrivato così vicino alla Serie A, non può finire così'. Poi ha segnato Pavoletti e non sapevo se festeggiare o aspettare il VAR. Non ci credevo. Un’emozione bellissima".
Accanto a questi bei momenti, Azzi ricorda quelli meno felici, come quando ha pensato di ritirarsi durante il periodo del Covid-19: "Ne parlo anche con i miei amici in Brasile, che non si rendono conto di quanto sia stato complicato da affrontare in Italia. Eravamo solo io, mia moglie e mia figlia Giulia, senza nessun appoggio familiare. La vita era incerta, c’erano mille punti di domanda. Avevo pensato di stare vicino alla famiglia, questo è stato uno dei motivi per cui ho pensato di mollare tutto e tornare in Brasile. Sapevo sarebbe stata una decisione difficile perché mi avrebbe allontanato dal calcio. Tutti mi hanno incoraggiato e oggi vedo che la fede che ho avuto di perseverare ha ripagato. Ne è valsa la pena. Siamo stati anche accolti da una famiglia di amici italiani. Ci hanno aperto le porte, avendo una casa più grande. Ci hanno invitato a stare con loro in famiglia in quel momento delicato. Questo chiaramente ci ha aiutato tanto, siamo stati da loro per circa due mesi. Poi ho ripreso dalla Serie D e ora sono in Serie A".
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