Ieri si è vinta la prima gara di questo campionato, un 2-1, sempre sofferto contro il Sassuolo di Aquilani, una squadra rognosa e, forse, troppo bella.

Non ha disatteso le aspettative la squadra di Jurić: gli uomini biancorossi nella serata scorsa hanno dato il loro meglio, ma mi concentrerei su tre giocatori, come dice il titolo sono un portiere, un difensore e un attaccante. 

Il portiere, ovviamente, è Noel Törnqvist. Buttato dentro troppo tardi? Forse, nonostante ciò ieri il portierone svedese con il caschetto ci ha regalato una prestazione da grande uomo di squadra, attento e puntuale quando serviva, l’ultimo tassello da inserire nel puzzle finalmente c’è.

Il difensore è Lorenzo Lucchesi, ad inizio stagione lo vedevamo come la riserva di Andrea Carboni sul braccetto di sinistra, pronto a subentrare e a fare i suoi primi passi in Serie A. L’ex Fiorentina, invece, ci sta mostrando un grande potenziale tecnico e strutturale, inaspettato per certi versi: si è completamente reinventato come centrale di difesa, mastino che può tenere gli attaccanti più tosti. Quella cavalcata nel finale della gara di ieri ha dimostrato due cose della sua nuova personalità: un carattere forte, pronto a prendersi delle responsabilità come tenere palla e decidere di rallentare il match portandosela il più lontano possibile e, sorprendentemente, esperienza, lo sappiamo che non è il più giovane in campo, nel Monza ce ne sono tanti, ma essere un venticinquenne in mezzo a teenager o poco più secondo me fa la differenza, nonostante le sole 5 partite in Serie A, quindi bravo Lorenzo.

L’attaccante, infine, è il portoghese che ieri è risultato decisivo. Varela? Ma no, ovviamente Dany Mota. Sì perché oltre ai gol forniti dall’ex Benfica (i quali hanno riequilibrato il karma biancorosso, dopo la tanta sfortuna subita nelle prime giornate) c’è anche il subentrato in maglia 47, che nelle ultime stagioni non ha brillato, certo, ma le sue offerte da altri club le ha ricevute, anche in Serie A, ma lui è rimasto, come da 7 anni a questa parte. La sua zampata ad anticipare Esposito vale il rigore del 2-0 e la chiusura della partita effettiva. I complimenti vanno a lui per come gestisce questi momenti: non è mai facile entrare sempre dalla panchina e mettere il proprio timbro in quei, massimo, trenta minuti, ma Dany Mota lo fa quasi sempre. La nostra “piccola bandiera” biancorossa merita un’altra volta gli applausi.

Sezione: Editoriale / Data: Sab 19 settembre 2026 alle 17:55
Autore: Claudio Casati
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