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ex biancorossi

Frattesi: “Marchisio un esempio, De Rossi l’idolo. Sul mio ruolo in campo…”

Getty Images

L'ex centrocampista del Monza, dopo aver trovato il primo gol in Serie A, si è ripetuto mercoledì contro la Juventus

Redazione Tuttomonza

Davide Frattesi è uno degli uomini del momento: il centrocampista del Sassuolo, dopo aver trovato il primo gol in Seire A domenica contro il Venezia, si è ripetuto mercoledì sera sulcampo della Juventus. Magic moment per l'ex Monza, che si è raccontato ai microfoni de La Gazzetta dello Sport: "Nonno Carmine era il mio super tifoso, quello che ci credeva di più quando io ero piccolino. Veniva a vedere tutte le partite, scriveva la pagella e me l’attaccava sulla porta di casa. Una volta segnai con la Primavera della Roma e si sentì male. Impossibile non pensare a lui".

Arrivato a casa a tarda notte dopo il gol alla Juve e la storica vittoria del Sassuolo, Davide ha trovato la mamma Sonia sveglia ad aspettarlo: "Mi ha fatto un sorriso gigantesco. L’ho abbracciata e le ho detto: “Pensa al nonno, era juventino, chissà come l’avrebbe presa”. La gioia dopo quel gol è soprattutto per i miei genitori che hanno fatto tanti sacrifici. Mi emoziona vedere felici loro e i miei fratelli Chiara, la bella della famiglia, e Luca".

Anche il suo soprannome, Principino, nasce dentro le mura di casa vero?

"Sì, è stata nonna Stefania a chiamarmi così perché dice che assomiglio a Marchisio. Magari... Al momento ho realizzato circa un milionesimo di quanto ha fatto lui. Claudio è un esempio, una delle persone del mondo del calcio che più mi è rimasta dentro. Lo conobbi anni fa, quando ero alla Roma. Spalletti mi portò in panchina contro la Juve (14-5-2017, ndr), chiesi la maglietta a Marchisio e lui volle la mia. “E che te ne fai?” gli dissi. Ieri mi ha scritto un messaggio per farmi i complimenti: bello".

Allo Stadium ha mostrato la specialità della casa: inserimento e gol.

"È una qualità che ho sempre avuto e che cerco di sviluppare. Da piccolo facevo l’attaccante e la voglia di gol mi è rimasta dentro. Allo Stadium gran parte del merito va a Defrel che mi ha dato una palla perfetta. Infatti gli ho detto che gli regalo quello che vuole. Nei limiti eh, perché il budget è contenuto...".

Si nasce “invasore” o ci si può diventare?

"Le caratteristiche naturali contano, ma credo che siano cose su cui si può lavorare in allenamento. Per i difensori è difficile affrontare chi arriva lanciato in velocità da dietro".

Chi è il più bravo in Europa nell’inserimento?

"Mi mette in difficoltà perché io non guardo le partite. Se lo faccio, mi viene voglia di andare a correre dietro al pallone in giardino e allora evito. Però posso dirle che la mezzala più forte è De Bruyne, anche se è quasi riduttivo definirlo così; che Marchisio era un modello; che Strootman prima dell’infortunio mi faceva impazzire perché aveva forza, corsa e qualità; che De Rossi era il mio idolo e infatti indosso il 16 in suo onore".

Il Sassuolo può giocare con il centrocampo a due e a tre. Per inserirsi, meglio a tre.

"Sì, e a inizio stagione le avrei detto che preferivo questa soluzione. Ma nel centrocampo a due tocchi molto di più il pallone, sei sempre nel vivo dell’azione e così migliori tanto".

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