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Diaw: “Vicenza ambiziosa e organizzata. Il problema a Monza? Non era colpa del modulo”

Diaw

Davide Diaw, da poco passato dal Monza al Vicenza, si concede un intervista cui probabilmente fa un po' male ai brianzoli, oltre ad usare alcune parole già dette quando arrivò a Monza

Emanuele Dell'Anna

Iniziamo la nostra rassegna odierna con un'intervista a Davide Diaw, ormai calciatore del Vicenza,  stamane sulla Gazzetta dello Sport.

Quando ha detto "Impossibile dire di no ad una società così ambiziosa e organizzata"?

"Quando sono arrivato a Vicenza..."

Ma non solo, perchè lo ha detto anche quando è arrivato a Monza, la professione di stima verso Galliani non ha portato fortuna, cosa non ha funzionato?

"Non saprei, c'erano tante aspettative su di me, ma nel calcio che è fatto di momenti, succede".

È stata anche una questione tattica? A volte a Monza ha giocato esterno nel 4-3-3, in un ruolo non suo.

"Sì è vero, preferisco giocare con un'altra punta che abbia compiti opposti ai miei, io attacco la profondità e lui gira dietro. Non credo che a Monza il problema sia stato quello, ormai è andata, è inutile tornarci sopra".

Di Carlo gioca col 4-3-1-2 o 4-4-2.

"Ho accettato Vicenza per altri motivi, perchè è una piazza storica e che ha una società dalle grandi idee".

Quanto conta avere un allenatore che è stato una bandiera della squadra?

"Tantissimo, è un valore aggiunto. Mi ha fatto capire subito quanto tiene al Vicenza e il suo entusiasmo lo ha trasmesso ai suoi giocatori".

La Serie A a Vicenza manca da vent'anni...

Tanti, troppi per una città che vive di calcio e merita di più, i tifosi sono tanto appassionati. Spero di ritrovare i tifosi allo stadio perchè non ho mai giocato in una squadra con un pubblico importante".

 

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